Dove tutto è cominciato…

ATTENZIONE: questo non è mio, ma riportato dal sito del Prof.!

è solo una prova per collegare tra loro gli argomenti che svilupperemo pian piano…

😉

Ora proviamo a fare un schizzo del villaggio, senza aspettarsi troppo, perché giusto di uno schizzo si tratta. Affinché il bozzetto prenda una forma definita, bisognerà viverci, creando consuetudini e pratiche condivise, esponendo e discutendo problemi. Dopo avere tratteggiato gli elementi fondamentali del villaggio, proveremo a raffigurarci le possibili tipologie di abitanti. Dopodiché ci rifletteremo un po’, prima di andare avanti.

1.1 Immaginiamo il villaggio

Le persone hanno bisogno di un luogo dove vivere, dove tornare per riflettere, ricomporre i pensieri, disporli ammodo, dove ospitare amici per discutere. Un luogo magari da arredare, secondo i propri gusti e quello che si vuole comunicare. Il luogo dove ciascuno lascia la traccia più concreta e coerente del proprio percorso. Questo luogo verrà realizzato mediante un blog, ognuno il suo.

Attenzione, il villaggio non è chiuso. Potrà essere visitato da viandanti e stranieri i quali avranno libero accesso a tutte le sue parti. Potranno anzi prender parte alla vita del villaggio nella misura che vorranno. Potrebbero anche metter su casa, in un secondo tempo. Gli stranieri sono generalmente  benvenuti perché sono ritenuti potenziali portatori di ricchezza.

In un villaggio reale le abitazioni sono collegate fra loro da vie, vicoli e piazze. Per sapere se il calzolaio ha riparato le mie scarpe o se il fornaio ha sfornato i panini di ramerino mi reco alle loro botteghe. Come saranno collegate le nostre case nel cyber-villaggio? Utilizzeremo un congegno che potremmo immaginare come una sorta di quadro dotato di tante spie quanti sono gli abitanti, e sopra uno schermo, dove con un colpo d’occhio potrò vedere le spie accese, che così mi consentiranno di capire dove è successo qualcosa di nuovo. Semplicemente toccando una di esse potrò vedere cosa è successo a casa dell’abitante corrispondente. Magico no? Realizzeremo questo con un aggregatore di web feed.

La vita nel villaggio prospererà. Verranno messi a fuoco argomenti di particolare interesse, sorgeranno problemi da risolvere, emergeranno affinità. Come orientarsi in tutto questo? Come isolare di volta in volta un argomento, un problema, un gruppo? Come ritrovare le cose? Utilizzeremo un altro notevole congegno, una sorta di tavoletta dove scriveremo le parole che contraddistinguono ciò che ci interessa e su di uno schermo soprastante appariranno solo le informazioni che ci interessano. Potremo anche raggruppare argomenti diversi ma accomunati da alcuni particolari attributi. Sarà un sistema di social bookmarking a svolgere queste funzioni.

Le comunità per vivere hanno bisogno anche di leggerezza: la domenica, le piazze, il corso, lo struscio, l’aperitivo… In varie istituzioni accademiche sono previste le common room, ambienti accoglienti dove si può bere qualcosa e chiacchierare del più e del meno oppure di un progetto di lavoro. Tante aziende high-tech hanno istituzionalizzato spazi e tempi dedicati all’aggregazione e alla discussione informale, favorendo la commistione di quadri e livelli diversi, con l’idea che una riunione informale e non finalizzata possa essere anche più proficua di una programmata strettamente. Non sono luoghi dove si possa pretendere il controllo di ciò che accade ma dove si deve essere predisposti a cogliere segnali interessanti, collegamenti imprevisti, frutti di serendipità. Sono luoghi dalle aggregazioni fluide, amebiche, più o meno effimere: una discussione di uncinetto sulla panchina, una di politica al bar di fronte, una di chissà cosa in quel gruppo di ragazzi in mezzo alla piazza, giocatori di carte a un tavolino. Utilizzeremo uno strumento di microblogging come la piazza del paese, con i suoi vari spazi accessori.

Nei paesi si trovano anche quasi sempre spazi di aggregazione specifici, biblioteche, società di mutuo soccorso, spazi polivalenti, case del popolo variamente mutate, con stanze attrezzate per riunioni, conferenze e spettacoli. Luoghi con tavoli e sedie, attrezzati con carta e colori, dove si possono organizzare riunioni o coordinare insieme un lavoro. Per realizzare un ambiente del genere utilizzeremo uno strumento di scrittura collettiva, un pad.

Possiamo prevedere cosa accadrà in questo villaggio? Ovviamente no, quando mai è stato previsto il futuro di una comunità? Certo, si possono prevedere una serie di tappe importanti, che nel nostro caso consisteranno nell’edificazione della casa, l’installazione degli apparecchi, la fabbricazione dei luoghi di aggregazione. Queste cose avverranno in una successione naturale. Per esempio in primo luogo dovremo provvedere a procurare un tetto per ciascuno e subito dopo sarà necessario collegare fra loro le abitazioni.

Possiamo addirittura raffigurarci il luogo dove sarà situato il villaggio, che ovviamente non potrà essere un luogo geografico, quello è l’Italia, pressapoco, un luogo meraviglioso ma non adeguato per un villaggio di 400 persone. No, il luogo è immaginario ma molto ben definito dalle necessità e dagli obiettivi che hanno spinto le persone a rispondere a questo appello; è da tale comunanza che verrà attinta l’energia necessaria ad esercitare la forza di aggregazione. Non possiamo invece prevedere gli accadimenti minuti, i dialoghi, le proposte, i problemi, perché tutto ciò verrà generato dagli abitanti, che sono liberi di agire. Non potrebbe essere altrimenti.

Andreas da linf13

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One thought on “Dove tutto è cominciato…

  1. Reblogged this on My cMOOC Blog and commented:
    Mi piace questo schizzo del villaggio tratteggiato da Antonella, ed è quello che piano piano sta accadendo. Si aprono strade, passaggi, connessioni…

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